giovedì, 23 aprile 2009
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giovedì, 23 aprile 2009
Le istanze sottoposte al Commissario straordinario da parte dell’associazione Angri@ttiva in merito alla chiusura dell’asilo nido comunale e della situazione inaccettabile del traffico dei TIR sul nostro territorio, non hanno avuto delle risposte nette è risolutive, ma ci ha promesso che si impegnerà a documentarsi ed a trovare delle soluzioni possibili Per risolvere la congestione dal traffico nel centro di Angri, al momento si appella al buon senso dei cittadini riducendo l’uso dell’auto nel centro abitato. Ci mette a conoscenza di un futuro piano traffico che riguarderà le zone più congestionate, di essere favorevole all’ istituzione di una ampia zona alla chiusura al traffico. In relazione alla questione dei Tir è previsto un’ incontro con i responsabili dell’azienda AR per definire un nuovo accordo di comodato d’uso delle aree attualmente utilizzate (parcheggio stazione FS e parcheggio adiacente via Cotoniere) per modulare un nuovo percorso dei mezzi pesanti. Inoltre, ci assicura che il ponte di via Fontana riaprirà per fine maggio. Nell’incontro si è parlato anche del futuro del castello Doria, che ritornerà ad essere la sede di rappresentanza del Consiglio Comunale , delle stanze del Sindaco e della sua segreteria. Un cenno sulla biblioteca comunale di Angri, presto occuperà i locali adiacenti alla sala degli Ex Combattenti. Abbiamo colto la disponibilità al dialogo del Commissario in carica, ci auguriamo che si possa tradurre nella fattiva risoluzione delle istanze di cui ci siamo fatti portavoce.
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giovedì, 16 aprile 2009

CONCORSO “Gara” FOTOGRAFICA

Clikk@ngri”il bello,il brutto, il sacro, il profano…della tua città


Oggi la città rappresenta uno degli ambienti più dinamici i cui continui cambiamenti costituiscono una delle sue caratteristiche più peculiari”.


REGOLAMENTO


Art. 1 L’associazione Angri@ttiva indice la prima edizione della Gara Fotografica “Clikk@ngri”.

L’obiettivo del concorso è quello di invitare tutti a scoprire e raccontare con le immagini come la vita si è adattata all’ambiente urbano, ponendo particolare attenzione a come l’uomo, si è adeguato alle condizioni ambientali della città.

Tale concorso è aperto a tutti gli appassionati di fotografia, fotografi dilettanti, amatori o professionisti e alle scuole primarie e secondarie (di primo e secondo grado). La partecipazione è consentita a chiunque.



Art. 2 La partecipazione è gratuita e subordinata alla sola iscrizione al concorso, attraverso la compilazione della scheda di adesione.

Ogni concorrente potrà consegnare un massimo di 15 immagini (File) in tutto. Le immagini devono categoricamente rappresentare i luoghi di Angri


Art. 3 La gara fotografica è a tempo, i concorrenti hanno dalle ore 9,30 fino alle ore 12,30 del giorno 19 aprile 2009 per scattare e consegnare le immagini (file) presso la postazione dell’organizzazione in piazza Doria ad Angri

 


Art. 4 Le immagini (File) consegnate per il concorso non verranno restituite e potranno essere utilizzate senza oneri dagli enti organizzatori per scopi promozionali, didattici e culturali;


Art. 5 – La data della premiazione verrà pubblicata sul sito internet www.angri.info .

Le foto più significative verranno esposte in una mostra allestita presso i locali del Comune di Angri (Casa del Cittadino o Sala ex Combattenti) nella stessa circostanza saranno premiati i primi tre classificati.


Art. 6 – Verranno premiate le 3 fotografie più significative tra tutti i file.La giuria sarà composta da tre professionisti due Fotografi e un Architetto.Di tutti gli scatti saranno stampate 50 foto nel formato 20x30. Tutte le immagini saranno raccolte in un DVD.


1° PREMIO 1 Cornice digitale

2° PREMIO 1 Scheda SD 2 gb

3° PREMIO 1 Pen drive 4 gb

a tutti i partecipanti sarà regalata una foto 20x30



Associazione Angri@ttiva

Per la promozione della qualità della vita

Info 0815132843 angriattiva@gmail.com


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giovedì, 19 marzo 2009

Appuntamento per venerdi 20 marzo 2009 ore 19,30 sala teatro Confraternita di S. Caterina Piazza Trivio Angri Ultimo ma sicuramente il più toccante dei video spettacoli che abbiamo proposto. A conclusione di questa rassegna abbiamo due graditi ospiti che interverranno sul tema : “Il teatro di impegno Civile in Italia” dott.Vincenzo Ruggero Perrino autore di una tesi sull’argomento dott. Nicolantonio Napoli direttore artistico delle rassegne teatrali “Scenari Pagani” Concluderà, Sergio Russo, con una relazione sulla rassegna “Stile Libero” e informerà sulle prossime iniziative di angri@ttiva

Un saluto Michele Novi

 

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categoria:stile libero, video tv
martedì, 17 marzo 2009
Scuola, domani 18 marzo 2009 riparte la protesta. Studenti e lavoratori in piazza
ROMA - Contro i tagli alla scuola e all'università. Domani gli studenti tornano in piazza al fianco del sindacato. Dopo le contestazioni autunnali alla riforma scolastica del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, l'Onda torna a manifestare nell'ambito dello sciopero generale dei settori della conoscenza proclamato dalla Flc-Cgil.

Moltissime le manifestazioni previste. Cortei, comizi, presidi e assemblee daranno sostanza allo sciopero. Epifani parlerà a Palermo al teatro Politeama di Palermo. Una scelta per "rimarcare la centralità del mezzogiorno sui temi della conoscenza".

Alla mobilitazione hanno aderito associazioni dei genitori e personalità come Margherita Hack. Anche il Gilda, associazione degli insegnati, ha annunciato "cattedre deserte per manifestare contro i tagli indiscriminati agli organici e il progressivo impoverimento del sistema dell'istruzione italiano".

In tanti, strada facendo, si sono uniti per manifestare contro questa riforma scellerata.
"Tutta questa partecipazione, dai politici, agli studenti, alle famiglie dimostra che questo è uno sciopero condiviso così come lo sono gli obiettivi: far cambiare rotta al governo"


 
L’associazione angri@ttiva aderisce alla protesta
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mercoledì, 11 marzo 2009
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categoria:video tv
lunedì, 02 marzo 2009

Angri@ttiva

I genitori bocciano la Gelmini: no al maestro unico e ai tagli

Le famiglie chiedono il tempo prolungato e bocciano il maestro unico. Vorrebbero che il bambino di sei anni andasse a scuola per 30 ore settimanali o per 40. Il 90 per cento delle famiglie vorrebbe che il figlio passasse in aula ogni mattina e un pomeriggio a settimana o tutte le mattine e tutti i pomeriggi. Lo dicono i dati parziali del ministero dell’Istruzione secondo i quali il 56 % dei genitori, su un campione di 900 scuole, ha scelto le 30 ore e il 34 % le 40. Segno, il trend era chiaro già negli anni precedenti, che la scuola vecchio stile, bambino a scuola 4 ore al giorno per sei giorni a settimana, non va bene per le famiglie di oggi. Meglio 30 ore di lezioni settimanali, secondo il più classico dei modelli del pre- Gelmini: bimbo a scuola la mattina e un pomeriggio o 5 giorni per 6 ore a settimana a seconda dell’organizzazione dell’istituto.

TEMPO PIENO IN FORSE
Cosa farà il bambino a scuola durante le 30 ore è un’incognita. Con i tagli di organico e l’abolizione delle ore di mensa e compresenza, infatti, settembre potrebbe riservare sorprese amare. Sorprese di cui, d’altronde, le famiglie, sono state in avvertite: tempi pieni e prolungati, infatti, verranno forniti «compatibilmente con l’organico» recita il modulo d’iscrizione del ministero che, onestamente, mette le mani avanti. Sa, infatti, il ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini, che sarà dura garantire 30 e 40 ore con i tagli in finanziaria pari agli stipendi di 42mila insegnanti.

TAGLI DI ORGANICO
Al momento l’unica garanzia è che i bambini non vedranno più due maestri insieme e che ai genitori il modulo unico di 24 ore, scelto solo dal 3 % delle famiglie, non piace. Bocciate anche le 27 ore scelte da un misero 7%. Dati inequivocabili per il responsabile educazione del Pd, Giuseppe Fioroni: «La maggioranza - prosegue Fioroni - ha scelto 30 ore per la prima elementare basandosi sul modello precedente che prevedeva mensa e compresenza di docenti. Sorge spontanea una domanda, come farà questo governo con i tagli economico finanziari e le scelte fatte, a garantire gli standard di qualità a cui i genitori italiani erano abituati?». Il governo ritorna a trenta anni fa e con i tagli di organico è certo che il maestro sarà «prevalente» in tutti le opzioni d’orario come d’altronde, la Gelmini ieri ha ribadito replicando a Fioroni: «Tutti i modelli orari prevedono il maestro unico di riferimento e non solo quello a 24 ore come qualcuno sostiene in maniera imprecisa». Addio compresenza ma, secondo alcuni dirigenti, anche i laboratori articolati: con la diminuzione degli organici non si potrà scegliere, chi è a disposizione completa le ore di lezione fino ad arrivare a 30 o 40, a prescindere dalle competenze. Ci rimetterà la formazione, dunque, e i dirigenti dovranno giocare d’incastro per dare il migliore del servizio, con i pochi docenti a disposizione.

DECIMATI I DOCENTI DI LETTERE
I docenti andranno a casa, 30mila già a settembre, si prevede, e tra gli insegnanti di lettere delle medie sarà una strage. Tra tagli sulle ore in cui gli insegnanti erano a disposizione e ore opzionali per le famiglie, vanno a casa 3 insegnanti ogni 6 sezioni. La Gelmini, infatti, non solo ha tagliato le compresenze ma anche l’opzione di fare 11 ore di lettere settimanali anziché nove che, da settembre, saranno l’opzione unica.

 

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lunedì, 16 febbraio 2009
Testamento biologico una X per la libera scelta
di Francesco Costa

Una X da disegnare, da indossare, da esporre sul balcone o sui vetri della propria auto. Una X che vuol dire libertà: la libertà di scegliere. Parliamo infatti della X che fa da logo a FammiScegliere, un'iniziativa che chiede che si faccia una buona legge sul testamento biologico. «Vogliamo una legge – recita il manifesto-appello della campagna - che lasci piena libertà di scelta alla persona per quanto riguarda la fine della propria vita. Diciamo "fammi scegliere" perché ciascuno possa decidere liberamente quali trattamenti vuole che gli vengano somministrati e quali no, in caso si trovi in stato d'incoscienza». La campagna è stata ideata e promossa da un gruppo di ragazzi tra i venticinque e i trentacinque anni e non ha alcun preciso segno di appartenenza partitica: «Ci rivolgiamo direttamente a tutte le persone che credono nella libertà dell'individuo e nella sua capacità di scelta. Mettiamo al centro l'esperienza personale, senza nessun altro riferimento ideologico». Dopo solo pochissimi giorni dal lancio della campagna, questo approccio aperto e laico sembra funzionare: già sfondato il muro delle mille adesioni sul sito www.fammiscegliere.com, l'iniziativa si sta facendo largo anche su Facebook, dove ha raggiunto un seguito di quasi quattromila persone. Tutti uniti nel chiedere una buona legge sul testamento biologico e tutti a disposizione per dare una mano alla causa. Come?

Virale
Vi ricorderete sicuramente delle bandiere della pace che durante il 2003 e il 2004 spuntavano fuori da ogni balcone, così come è facile che abbiate memoria di quando nell'autunno del 2007 il Free Burma Day invitò tutti a indossare un capo d'abbigliamento di colore rosso, come simbolo di solidarietà verso il popolo birmano oppresso dalla dittatura. Piccoli gesti che possono dare segnali importanti, per la forza cui indicano un desiderio, una sensibilità e una posizione precisa: uno schierarsi limpido e propositivo. I ragazzi e gli aderenti a FammiScegliere vogliono replicare il successo di quelle campagne virali e propongono che la X che fa da logo alla campagna venga replicata dappertutto: venga affissa sui muri degli uffici, utilizzata come sfondo del desktop in ufficio, disegnata su un lenzuolo appeso alla finestra, indossata come spilla sul bavero del cappotto, appiccicata al parabrezza della propria auto, eccetera. Si legge nel manifesto-appello, infatti, che «l'adesione alla campagna si concretizza nell'esposizione di un semplice simbolo: una X che rappresenta la scelta, con due linee di diverso colore che si incrociano, perché ognuno è libero di prendere la strada che preferisce».

L'iter della legge
Il tempo non è molto. Il governo punta sul ddl Calabrò, che di fatto annulla ogni possibilità di decidere della propria vita in condizioni di incoscienza: rende il testamento biologico un atto estremamente tortuoso da redigere e per nulla vincolante le decisioni dei medici, che comunque non potrebbero in nessun caso procurare la morte del paziente, nemmeno se questo era il dettato del suo testamento biologico. Martedì si concluderà la discussione generale in commissione, venerdì scade il termine per presentare gli emendamenti; poi, nel giro di due o tre settimane, il disegno di legge arriverà in aula. I promotori della campagna FammiScegliere pensano che una grande mobilitazione popolare sia possibile e possa essere determinante: «Siamo convinti che la maggioranza degli italiani pensi che le persone siano in grado di decidere da sole quando si tratta della propria vita e che non vogliano delegare questa scelta a nessun altro. E allora facciamola vedere questa Italia diversa da quella che viene rappresentata in tv e in parlamento: un'Italia più libera e più umana». Già: facciamola vedere, quest'Italia. L'indirizzo lo conoscete, la parola d'ordine pure: X.

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sabato, 03 gennaio 2009
INDIFFERENTI
Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani" . Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
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mercoledì, 31 dicembre 2008
Nelle  settimane scorse migliaia di docenti e studenti delle scuole e delle università del Sud hanno partecipato al moto nazionale di protesta, contro i quasi 9 miliardi di tagli all' istruzione pubblica. E venerdì (7/11/08) scorso a Castel Volturno si sono riuniti gli Stati generali delle regioni meridionali per il riscatto della scuola del Sud, assise da tempo auspicate. Che hanno chiesto conto del fatto che le misure del governo colpiscono innanzitutto il Mezzogiorno. Ma - si spera – che si prendono, di concerto e in proprio, seri provvedimenti per i ragazzi del Sud. Lo stato dell' istruzione nel Mezzogiorno è lo specchio della società italiana, sempre più divisa tra Nord più protetto e Sud escluso e della società meridionale, sempre più ingiusta al suo interno. Sono i fatti a dircelo, nudi e crudi. Nelle regioni meridionali risiedono il 32,3 per cento delle famiglie e il 35,4 della popolazione, ma ben il 65,3 delle famiglie povere e il 69 delle persone povere. In termini assoluti le famiglie povere residenti nel Mezzogiorno sono 1.713.000, quasi quattro volte di più di quelle residenti nel Nord. E i bambini e ragazzi poveri sono, in Italia, 1.809.000, il 17 per cento del totale. Ma nel Sud risiede il 70 per cento dei minori poveri: 1.245.000, un terzo di chi ha meno di 18 anni nelle nostre regioni. D unque, paragonati ai loro coetanei del Nord, molti più nostri bambini e ragazzi fanno costante esperienza della profonda incertezza delle occupazioni precarie, mal pagate o al nero e della disoccupazione dei propri genitori. Hanno il 62 per cento delle loro mamme, zie e sorelle maggiori che non partecipa neanche al mercato del lavoro. Vivono in famiglie che abitano case spesso peggiori a parità di prezzi di acquisto e affitto e che hanno redditi medi inferiori anche quando non sono povere. Si confrontano con genitori con un più basso grado medio di istruzione, che leggono di meno libri e giornali e che lavorano in luoghi dove sono molto minori le occasioni per formarsi e migliorare competenze e status. Inoltre i bambini e i ragazzi del Sud - bisogna pur dirlo - crescono in territori con enti locali meno capaci di spendere bene per servizi, istruzione, salute, ambiente, sviluppo locale, cultura. E perciò hanno meno luoghi e occasioni per praticare sport e meno verde nelle città. Hanno famiglie che ricevono peggiori informazioni e minori agevolazioni a causa di amministrazioni locali e burocrazie peggiori. Conoscono ospedali meno curati ed efficienti, minori opportunità di cure preventive e di aiuto alle disabilità e anche un' aspettativa di vita meno lunga. Usufruiscono di trasporti e infrastrutture peggiori. E, come in uno specchio, appunto, i nostri bambini e ragazzi frequentano scuole dagli edifici in media meno sicuri. Da piccoli spesso non hanno asili nido. La città di Napoli copre solo il 2 per cento del bisogno di nidi. Hanno solo l' 8,3 per cento di scuole primarie a tempo pieno contro il 42,6 del Nord-Ovest, il 34,3 del Centro e il 25,3 del Nord Est. Godono di un investimento reale medio pro-capite per l' istruzione - da parte di enti locali, Stato, famiglie - che la Banca d' Italia ha calcolato essere di oltre mille euro in meno l' anno. Imparano di meno secondo i dati dell' Ocse. Conoscono tassi di abbandono delle scuole medie superiori del 20-30 per cento più alti di quelli del Nord e, nelle zone urbane, del 40. Se - nonostante tutto e spesso grazie a docenti che lavorano in condizioni inimmaginabili al Nord - escono bene dalla formazione professionale, vedono disattese le promesse di lavoro per le quali si sono formati, un' esperienza che i loro coetanei del Nord non conoscono. O se finiscono la scuola e poi l' università ben preparati hanno meno occasioni che altrove di far valere il merito perché vivono in una società ancor più intrisa di clientele e familismo. E già sanno che saranno costretti a misurarsi con imprese e pubbliche amministrazioni ancor meno capaci di efficienza e legalità e con banche più care e meno propense a prestare denaro a chi non lo ha già. E i più colpiti sono i ragazzi più poveri che, spesso precocemente privi anche dell' istruzione minima, vengono presi in una tenaglia, stretti tra la necessità di emigrare al Nord in regime di bassi salari e il dover fare, spesso entro l' adolescenza, esperienza di lavoro sfruttato, al nero, pericoloso o illegale, vicini ogni giorno all' illegalità diffusa e alla presenza, economica e militare, della malavita. Che limita sicurezza e libertà, snatura i mercati e le produzioni impedendo sviluppo e opportunità, inquina drammaticamente l' ambiente, avvicina le droghe e gli stili di vita pericolosi e devianti. Oggi dunque - di fronte alle giovani generazioni - la classe politica del Mezzogiorno è chiamata a una sorta di ultima prova d' appello. E ben più che condividere la sana protesta contro l' attacco del governo alla scuola pubblica, deve finalmente proporre in proprio concrete misure federaliste perché i nostri bambini e ragazzi crescano meno poveri, con più istruzione e migliore formazione e con più occasioni di emancipazione e partecipazione civile. Se anche questa volta non lo saprà fare, il marchio di un bilancio politico già in rosso si tingerà dell' inchiostro del giudizio storico indelebile.
 
L’associazione Angri@ttiva il 13 novembre ’08 ha svolto una pubblica assemblea per discutere e informare i cittadini delle gravi conseguenze che produrranno i provvedimenti dei tagli economici alla scuola , all’università e alla ricerca.
Questa non è una Riforma della Scuola nè dell’ Università nè della ricerca in Italia. Al dibattito hanno preso parte professori, rappresentati sindacali, presidi e dirigenti scolastici, maestri di circolo, studenti medi e universitari. Dal confronto, è emerso, il limite dei provvedimenti della Ministra Gelmini, relativamente alla didattica, alla crescita e alla qualità dei saperi nelle istituzioni scolastiche italiane. Il problema del governo è solo economico, fare soldi e solo soldi in qualsiasi modo, manca una analisi sulla efficacia e qualità della compresenza dei maestri in classe al perché si impone oggi di nuovo il maestro unico senza riconoscere la modificazione socio-culturale dell’Italia.  Infine con questi provvedimenti si perderanno in tre anni 87.340 mila posti di lavoro per i docenti a tempo determinato mentre per il personale amministrativo, tecnico, ausiliario i posti in meno saranno 44.500.
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